Cinquant’anni di Doc – festeggiati nel 2022 – per un vino leggendario, artigianale e identitario. Un vino prezioso che nasce dal rapporto tra l’uomo e un paesaggio impervio, difficile, da lavorare manualmente palmo palmo. Per comprendere il Rossese di Dolceacqua bisogna partire da qui, da quelle terrazze di pietra dove si scorge già il mare.
CARATTERISTICHE
Rubino che vira ai colori del tramonto con il passare del tempo, il Rossese di Dolceacqua ha nella finezza la sua cifra di lettura. Ci sono la rosa, la viola, i piccoli frutti accompagnati dai profumi delle erbe mediterranee. Potrete sentire la salvia, il timo, la santoreggia con la sua vena quasi piccante che ritroverete talvolta per via retrolfattiva. Il sorso del Rossese è un vestito elegante: la stoffa è fine come il tannino, l’acidità sempre presente ma mai eccessiva e una vena amaricante sul finale che è da sempre la firma distintiva di questo vitigno.
PRODUZIONE
Le viti di Rossese sono tradizionalmente allevate ad alberello, una tecnica impiegata nell’areale mediterranea per sfruttare l’ombreggiatura naturale delle foglie e limitare così il fabbisogno idrico della pianta. Ogni fase della coltivazione è manuale, dalla potatura fino alla vendemmia che segna non l’arrivo, ma piuttosto l’inizio di un lungo cammino. Il Rossese infatti può essere bevuto giovane, ma per poter assumere la dicitura di Superiore deve affinarsi in cantina fino al 1° novembre dell’anno successivo alla vendemmia. La sua vita però può essere ben più lunga e non è raro trovare ottimi campioni dopo cinque, sei, dieci o più anni di invecchiamento.
TERRITORIO
Val Nervia, Val Verbone e, in parte, Valle Roja, sul confine tra la Liguria e la Provenza, terra di poeti, mercanti e contrabbandieri. In questo territorio si inerpicano le viti, fino ai 600 metri slm, favorendo quei terreni che in Liguria chiamano sgrutto, quasi un’onomatopea della marna che si sgretola diventando sabbiosa. Le argille disegnano un arcobaleno: dal bianco al rosso al bianco blu, in base ai differenti cru. Uno spettacolo nello spettacolo, quelle vigne che superano il secolo d’età, segno di una viticoltura autentica, di resistenza, che non teme il passare del tempo.






